Masseria Cuccia è presente alla Fiera del Mediterraneo

«Il cibo è il prodotto di un territorio e delle sue vicissitudini, dell’umanità che lo popola, della sua storia e delle relazioni”.

Masseria Cuccia è presente alla Fiera del Mediterraneo, che ha inaugurato ieri la 68esima edizione e resterà aperta fino al 9 giugno.
Un intero padiglione è destinato a “Madonie expo” (padiglione 22) con le eccellenze e i prodotti tipici madoniti, legati al mondo dell’artigianato e dell’enogastronomia.

Una nuova occasione per relazionarci con consumatori ed operatori dei settori della ristorazione e panificazione, con la consueta presentazione dei nostri “PRODOTTI DELLA SALUTE” a base di GRANI ANTICHI SICILIANI, ovvero farine, biscotti e pasta secca prodotta artigianalmente.

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«Il cibo è il mezzo principale per interpretare la realtà, il mondo circostante. Rispecchia l’intreccio di culture ed il sovrapporsi di diverse filosofie produttive».

 

MASSERIA CUCCIA PARTECIPA ALLA FIERA DELLA MONTAGNA

Masseria Cuccia ha partecipato alla XII edizione della Fiera della Montagna di San Giovani Gemini e Cammarata.

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Sapori della tradizione sono stati protagonisti nei giorni 8, 9, e 10 dicembre, non solo di assaggi ma anche di veri e propri show con spettacoli all’insegna dell’alta cucina.

Un vero e proprio laboratorio di sapori e saperi ha radunato competenze, prodotti e innovazioni in campo agroalimentare ed artigianale, per disegnare in un racconto collettivo il presente ed il futuro della zona di montagna.

Masseria Cuccia ha partecipato con l’esposizione delle proprie farine di grani antichi, sempre più apprezzate e richieste.

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Farina di varietà locale siciliana «Perciasacchi» e «Timilia», Tipo I e II, macinata a pietra naturale, selezionati per ottenere una farina adatta alla preparazione di impasti per pane, pizza, pasta, dolci e biscotti.

Farina INTEGRA, senza aggiunta di glutine o altri peggioratori.

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MACINATA A PIETRA NATURALE

FARINA DI GRANO ANTICO SICILIANO TIMILIA

MACINATA A PIETRA NATURALE

FARINA DI GRANO SICILIANO QUADRATO

MACINATA A PIETRA NATURALE

La macinazione del grano a pietra garantisce caratteristiche nutrizionali e organolettiche migliori, senza asportazione dell’embrione. Si ha una lavorazione a freddo che evita alterazioni enzimatiche e le ossidazioni dei grassi.

Anche la trasformazione degli alimenti si innesta a questo percorso con la molitura a pietra, la panificazione con lievito madre, la cottura a l egna.

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Ringraziamo gli organizzatori e tutti i visitatori al nostro stand per queste belle tre giornate di dialogo e conoscenza di realtà molto interessanti e piacevoli.

LA CAROVANA DELL’ECOMULO FA TAPPA A MASSERIA CUCCIA

 

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel visitare posti nuovi, ma nel vedere con nuovi occhi il nostro prezioso territorio e i suoi borghi antichi, adattandoci all’ambiente che ci circonda, preservando la nostra terra e i suoi frutti, salvaguardando il nobile mestiere dell’agricoltore e dell’allevatore che la vive e la lavora”.

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Anche quest’anno l’associazione Eco-mulo fa tappa a Masseria Cuccia, dove la carovana si concede una sosta di riposo per muli e uomini. Bellissima serata all’insegna della degustazione di cibi e vini tipici del territorio, con le immancabili e interessantissime discussioni sui problemi e sulle potenzialità della nostra terra.

 

Eccola l’importanza del messaggio degli amici Federico, Mirko, Guido, Emanuele, Antonio ed il simpaticissimo Giacomino: “Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli ed è nostro dovere riconsegnarla non soltanto preservata, ma addirittura migliorata”

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Grande risalto si è dato alla necessità di reintrodurre i grani antichi siciliani senza l’uso di diserbanti, affrontare in modo sostenibile la gestione dei terreni e degli avvicendamenti colturali e valorizzare i prodotti tipici. Un percorso che Masseria Cuccia ha intrapreso con fierezza, grazie anche ai preziosi consigli ricevuti dai nostri grandi amici dell’Eco mulo.

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Ed eccoli i muli, i lenti ed efficaci “postini” della lezione da diffondere, con in prima fila gli instancabili Giovanni e Paola!

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E quindi la carovana riparte verso nuove masserie e nuovi borghi, con tanta altra gente da incontrare, tante trazzere da percorrere, con lo stesso messaggio da diffondere e meravigliosi paesaggi da ammirare.

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“Come diceva Federico II di Svevia: Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”.

Grazie infinite e arrivederci

 

TROFEO REINING “Horse Cup” Città di Palermo

Si è svolto al Parco della Favorita di Palermo l’evento sociale dimostrativo “Horse Cup”, nell’ambito del concorso internazionale del Cavallo Arabo ANICA.

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Masseria Cuccia partecipa per la categoria OPEN con la propria cavalla “The Secolo Sunrise” montata egregiamente da Ignazio Greco, che trova subito il giusto feeling per salire nel secondo gradino del podio.

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Continua la striscia positiva dell’allevamento Masseria Cuccia grazie alle performance più che soddisfacenti delle proprie fattrici, che portano al continuo miglioramento nella considerazione dei/delle nostri/e puledri/e tra gli appassionati di questa splendida razza equina.

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La Sicilia, anche quest’anno, protagonista del primo show stagionale di morfologia

L’1 e il  2 Aprile al via il trofeo Palermo Arabian Horses Cup – VIII Show Internazionale (ECAHO) Cat. B,  organizzato  dall’Associazione “Gruppo Equestre Monte Erice”, presieduta da Antonio Culcasi.

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In concomitanza con il concorso internazionale del Cavallo Arabo ANICA, nella magnifica struttura attrezzata del Parco della Favorita, il PATTI’S STABLE, in collaborazione con FITETREC ANTE SICILIA, organizza il «1° TROFEO REINING HORSE CUP» un evento sociale dimostrativo di REINING con la collaborazione di appassionati ed allevatori di Cavalli Quarter Horse.

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Masseria Cuccia sarà presente con la partecipazione alla manifestazione della propria cavalla THE SECOLO SUNRISE e l’esposizione di puledri in vendita.

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“Dopo lo straordinario successo dello scorso anno- dichiara l’organizzatore Antonio Culcasi- sono onorato di tornare a Palermo questa volta con uno show di caratura internazionale, a dimostrazione che la passione e la professionalità di questi anni hanno dato buoni frutti”.

In programma inoltre il 1° Concorso Regionale del Cavallo Arabo Montato e la prima tappa del Campionato Regionale Sicilia Fitetrec-Ante. Previsti infine la monta da lavoro veloce, la gimkana western e la monta tradizionale.

Reining Trophy – Sciara (PA) 26 Febbraio 2017


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The Secolo Sunrise, cavalla di proprietà di Masseria Cuccia, con reiner Giampiero Taormina, partecipa al «Giardinaccio Reining Trophy», gara speciale provinciale.

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L’evento è stato organizzato da Patti’s Stable in partnership con appassionati, allevatori e sponsor regionali al fine di promuovere la disciplina del Reaning e i suoi splendidi protagonisti.

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Nonostante le poche ore di allenamento alle spalle, ma grazie alla grinta, alla determinazione ed alla freddezza di sempre, la prestazione del binomio Taormina-Secolo Sunrise risulta superiore alle attese, dimostrandosi da subito molto efficiente nell’esecuzione degli esercizi e aggiudicandosi con pieno merito il secondo gradino del podio nell’agguerrita categoria Open.

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Grande la soddisfazione della Masseria Cuccia che anche in occasioni come queste viene ripagata dei numerosi sforzi che quotidianamente si trova chiamata a sostenere.

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Sforzi possibili solo grazie ad una sana ed autentica passione per questi splendidi animali che si unisce all’amore per la natura e per uno sport da condividere con grandi amici.

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I nostri pascoli di Monte Riparato

In un contesto dove la natura è rimasta pressoché incontaminata, Masseria Cuccia possiede pascoli da potere utilizzare durante la stagione invernale. Una zona ricca di erbe spontanee ma anche di storia. È qui che si hanno rinvenimenti di insediamenti preistorici di popolazioni sicane e
qui ricade il sito archeologico di Monte Riparato, risalente all’età ellenistico-romana, che sopravvisse fino alla prima età imperiale.

Ad ulteriore prova della grande importanza riservata in passato al luogo si hanno anche numerose testimonianze risalenti al lungo periodo medioevale, per poi giungere agli ultimi 2 secoli di utilizzo degli agricoltori e allevatori del nostro territorio. Basta dare un’occhiata al versante di Pizzo Sant’Angelo per accorgersi della presenza di vecchie Masserie e di uno splendido abbeveratoio che con il suo splendido specchio d’acqua continua da decenni nella sua funzione di dissetare gli animali.

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Passeggiando per la zona capita di imbattersi in greggi di pecore e nella transumanza di una mandria di vacche di razza Cinisara, specie tradizionale per eccellenza di razza autoctona lungo la fascia costiera del palermitano, nota per la capacità di avere una buona produzione di latte con poche risorse disponibili. ”A cinisara licca a petra e fa u latte” dicevano i vecchi allevatori, latte da cui deriva il famoso caciocavallo palermitano. Come ci ricordava l’amico Federico Bruno, la vacca cinisara è uno dei migliori bovini per piccoli allevamenti, agriturismi, fattorie didattiche, per poter promuovere sapori, colori, odori autentici della nostra amata Sicilia.

Presto anche i cavalli di Masseria Cuccia godranno di questi pascoli e di questa salubre natura, come facciamo anche noi ogni volta che torniamo in questo angolo di “pace naturale”.

Articoli MC

Considerazioni su una follia

La Masseria      26-10-2016

 

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Per anni gli agricoltori hanno protetto e gestito il territorio con pratiche sostenibili di sfruttamento delle risorse. Tutto seguiva un ciclo senza sprechi. Allevare significava far crescere animali ben nutriti che compivano l’intero ciclo vitale in azienda. Ogni risorsa era spesa bene e quando necessario riutilizzata.

L’agricoltura ha sempre rappresentato la fonte della vita e del cibo, ma negli ultimi decenni l’uomo ha cambiato le regole. Oggi l’allevamento viene condotto senza un legame con la terra e con l’ambiente circostante in enormi capannoni di cemento che sembrano grandi fabbriche. Il mangime percorre migliaia di chilometri, mentre gli animali stanno fermi sul posto senza muoversi. Gli ortaggi e la frutta sono coltivati in luoghi dove tutte le variabili risultano controllate. Sono bellissimi da vedere, non hanno più bisogno di seguire le stagioni. Peccato che hanno perso il sapore, la sostanza e spesso anche il valore nutritivo…

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Certe vacche autoctone producono quantità irrisorie di latte rispetto alle holstein, che sono vere e proprie macchine da latte. Ma il loro latte ha caratteristiche uniche e non può essere sostituito solo per incrementare la produzione.

Da un lato le regole del mercato impongono superfici di coltivazione sempre maggiori, mentre il numero delle aziende diminuisce. Gli agricoltori che non tengono i ritmi sono costretti a lasciare marcire il frutto del proprio lavoro sui campi perché spesso i costi di produzione dell’annata non verranno coperti dai ricavi.

Accade che in un mondo in cui le risorse sono limitate, in cui la domanda e i consumi alimentari sono eccessivi, ogni nazione, invece di rispondere alla domanda locale, risponde a quella di un mercato che ha una dimensione globale. Quindi gli agricoltori invece di coltivare prodotti che potrebbero rivendere al giusto valore con filiere corte direttamente nel proprio territorio, si specializzano e trasformano i loro campi in distese uniformi per adeguarsi al mercato globale.

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Il lungo elenco degli effetti negativi della Rivoluzione verde include diverse forme di consumo del suolo: erosione, inquinamento e impoverimento

Eccolo il sistema agro-industriale che detta le sue regole. O sei dentro o sei fuori. Le regole sono chiare, ormai le conosciamo tutti: il cibo fuori stagione arriva nei nostri piatti dall’altra parte del globo, i semi sono brevettati, gli allevamenti sono diventati delle fabbriche, le coltivazioni di biomasse sono usate per le energie rinnovabili… Tutti fenomeni figli di un epoca in cui le premesse della produzione sono cambiate.

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La terra da risorsa naturale è diventata un semplice substrato che accoglie sostanze di sintesi di varia natura. Il suo compito è quello di assorbirle, restituirle e continuare così per lunghi anni.

Una delle ferite più gravi è la perdita di biodiversità a causa della necessità di coltivare quasi esclusivamente poche varietà ibride. Si parla dell’abbandono di circa il 90% delle varietà coltivate un tempo. La natura ci ha sempre insegnato che è la diversità a premiare perché è colei che trova rimedio all’imprevisto, mentre con l’omologazione e la poca varietà genetica si riduce la capacità di adattamento, oltre che alla possibilità di potere usufruire di una dieta varia e di qualità.

Perché alla fine, particolare che spesso si dimentica, questi prodotti agricoli saremo noi a mangiarli!

In una zona a tradizione cerealicola come quella in cui operiamo ci sono ormai troppi agricoltori disposti a scommettere su una sola varietà di frumento. Spesso li sentiamo dire di avere ” l’aratro sempre in movimento”, o la “seminatrice sempre in azione”! Lo dicono sorridendo, ma con il rammarico di non poter competere con Paesi in cui le estensioni dei terreni sono molto maggiori rispetto a quelle medie delle aziende italiane. È una continua battaglia, combattuta con strategie ormai vecchie. Una volta entrati nel vortice del produttivismo e della destinazione alla grande distribuzione considerata una “sicurezza” è difficile rendersi conto che in realtà si tratta di una falsa speranza. Infatti l’instabilità dei mercati rende i contratti con la Grande Distribuzione sempre più esigui, facendo sì che la speranza sia sempre quella di “produrre di più la prossima annata”!

L’illusione sembrerebbe finita considerando che le varietà ibride sono ormai giunte a dare il massimo che si può chiedere ad una semplice pianta, ma adesso le speranze si ripongono sugli OGM, che rappresenterebbero la seconda Rivoluzione Verde. Gli agricoltori, accecati dalla “quantità della prossima annata”, vedono negli OGM la nuova Eldorado verde!! Senza considerare le conseguenze ancora sconosciute di natura ambientale, biologica e sociale…

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Gli OGM non sono sostenibili, sono contaminanti, il prodotto perfetto dell’agro-industria, il prodotto di punta di un sistema che in agricoltura sovverte ogni principio di naturalità.

L’agricoltura, per come l’abbiamo reinventata e sviluppata, è diventata un problema molto serio. L’azienda agricola non è più un’unità produttiva, ma è stata smantellata e destrutturata in tanti pezzi da specializzare. È stata sganciata dal sistema locale di produzione. Cosa è diventato l’agricoltore oggi? Cosa governa? L’azienda agricola moderna non possiede più tutti i fattori produttivi, molte non possiedono più neanche le macchine agricole e si rivolgono al contoterzismo. Paradossalmente sembra che nell’azienda agricola non c’è più bisogno dell’agricoltore! Il fattore umano è diventato superfluo se quasi tutti i fattori della produzione sono ormai esterni all’azienda, se il modo di produrre non viene più deciso dall’azienda stessa ma dalla (il-) logica del sistema.

 

NON ABBIAMO BISOGNO DI AUMENTARE LA PRODUZIONE!
Oggi gli agricoltori sono diventati degli operai di una catena che fa da supervisore verso procedimenti produttivi standardizzati, usa varietà standard, gli si dice cosa fare e quando fare, dove vendere, quando vendere e a quanto vendere!! È come se l’agricoltore fosse parte di un sistema più grande che non prevede la sua esistenza come parte attiva di un processo di miglioramento, creazione, produzione.
Per uscire da questo vortice di illogicità noi decidiamo di tornare ad essere agricoltori e allevatori figli legittimi della tradizione contadina del nostro territorio. Per vincere questa battaglia decidiamo di ricominciare a produrre prodotti tipici, da rivendere con un valore aggiunto maggiore.
Ebbene si, ci siamo disintossicati le idee! Crediamo che il cibo sia il principale fattore di definizione dell’identità umana, poiché ciò che mangiamo è sempre un prodotto culturale. Il cibo è la risultante di una serie di processi culturali che trasformano la materia prima a prodotto della cultura di un territorio.
Più che aumentare la produzione, dobbiamo migliorarla e pulirla. Non si può chiedere ogni anno sempre di più ad un terreno, ad una vacca da latte o pretendere che un pollo cresca in metà tempo rispetto al suo bioritmo naturale.
Quindi decidiamo di orientarci su varietà e razze autoctone, rifiutiamo la monocoltura e ci rivolgiamo alla produzione di un prodotto tipico, sano e di qualità.

Masseria Cuccia

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La Masseria Cuccia è molto spesso circondata da campi di sulla